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DAIs: quando la tecnologia diventa uno strumento d’inclusione

Come avvicinare bambini e giovani alla scienza e alla tecnologia, superando stereotipi e barriere? DAIs parte da una combinazione originale: tecnologia, creatività e arti performative.

Von Alessio Cuel

Bambino seduto, con le cuffie, davanti al computer
Foto: Unsplash

La carenza di talenti nel settore scientifico e tecnologico e il persistente divario di genere richiedono nuovi approcci all’educazione. DAIs - Discover and Act with Intelligent Artefacts, progetto coordinato dalla Libera Università di Bolzano e realizzato in collaborazione con Eurac Research, nasce proprio da questa esigenza. Il progetto è risultato primo classificato nel bando di ricerca 2026 della Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige e punta a sviluppare percorsi educativi che integrino competenze scientifiche e tecnologiche con narrazione, movimento, gestualità e arti performative.

Al centro del progetto, coordinato da Rosella Gennari, Professoressa associata di Informatica presso unibz, specializzata nell’interazione uomo-computer (HCI), ci sono gli artefatti interattivi intelligenti: oggetti capaci di percepire ciò che accade intorno a loro e reagire di conseguenza. Roberta Medda-Windischer, Ricercatrice senior e responsabile del gruppo di ricerca “Equality and Diversity in Integrated Societies” presso Eurac Research, è la responsabile per l’ente partner. Attraverso laboratori di creazione e interpretazione, gli studenti potranno non solo progettare e costruire questi artefatti, ma anche esplorarne le possibilità narrative e performative.

La ricerca che sta alla base di DAIs si collega anche al lavoro di Muhammad Bilal Khan, il cui progetto di dottorato, supervisionato da Rosella Gennari e Alessandra Melonio (Professoressa associata presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, esperta di interazione uomo-computer e già ricercatrice presso unibz) ha sviluppato artefatti interattivi intelligenti combinando materiali fisici, sensori, componenti elettronici programmabili e piccoli altoparlanti. Tra le figure coinvolte nel progetto c’è anche Antonella De Angeli, Professoressa ordinaria presso unibz, che si occupa della valutazione delle attività proposte nell’ambito di DAIs.

Per i più piccoli, gli artefatti diventano strumenti per esplorare e raccontare. Un esempio è il Cappello della Primavera, dotato di un sensore in grado di riconoscere diversi colori e di due piccoli altoparlanti. Quando i bambini gli mostrano oggetti di colori differenti, il cappello reagisce producendo suoni associati alla primavera: il verde può evocare il fruscio delle foglie, il giallo il ronzio delle api, l’azzurro il canto degli uccelli. In questo modo, l’artefatto diventa un vero e proprio personaggio all’interno di una storia, capace di “vedere” e “reagire” alle scelte dei bambini.

Due persone presentano in un'aula universitaria a un pubblico di persone sedute.
Incontro di avvio del progetto DAIs, presso unibz. Foto: unibz

L’obiettivo è cambiare la percezione della tecnologia, mostrando che analisi e creatività, competenze tecniche ed espressione possono convivere”, sostiene Rosella Gennari. L’approccio interdisciplinare di DAIs punta a sviluppare percorsi formativi per le scuole primarie e secondarie, con l’ambizione di contribuire a un’educazione scientifica più inclusiva e aperta alla diversità. Il nucleo principale del consorzio è composto per oltre il 90% da donne, esperte nei rispettivi ambiti di ricerca.

Il progetto è entrato ufficialmente nella fase operativa con l’incontro di avvio del 1° settembre, ospitato da unibz. La prima parte dell’incontro, aperta al pubblico, ha previsto la presentazione del progetto e una visita ai laboratori, con il coinvolgimento di docenti e rappresentanti del mondo della scuola. A seguire, i partner unibz ed Eurac Research si sono riuniti per un momento di confronto dedicato alle attività del progetto. È intervenuta inoltre da remoto Paloma Díaz, Professoressa ordinaria dell’Università Carlos III di Madrid, impegnata su temi affini nell’ambito di un progetto europeo.

DAIs parte così dai laboratori, ma guarda già alle aule delle scuole primarie e secondarie: l’idea è che la tecnologia non debba essere soltanto utilizzata, ma anche esplorata, interpretata e raccontata. Perché imparare a costruire un artefatto intelligente può significare, allo stesso tempo, guardare la tecnologia da prospettive nuove.

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