From here to eternity
Di Antonio Lampis
"Sono particolarmente felice, orgoglioso ed emozionato per questa onorificenza che l’Università di Bolzano, di cui sono Vicepresidente, assegna oggi a Giorgio Moroder. Giorgio Moroder ha compiuto 85 anni è ancora impegnato a creare in pubblico. Ha costruito un nuovo lessico e il suo nome è già scolpito nella storia della musica per una capacità che pochi possiedono: trasformare l’intuizione in linguaggio. Brian Eno lo definì creatore del “suono del futuro”. Questo futuro continua a suonare attuale.
Giorgio Moroder, però, non è soltanto un innovatore sul piano estetico, vincitore di premi Oscar e di ogni altro possibile riconoscimento. È stato capace di costruire una vera industria musicale, anticipando di decenni la centralità della produzione e del brand personale nell’economia culturale. Questa attitudine a coniugare creatività e impresa è strettamente connessa con il concetto stesso di Universitas il luogo in cui i saperi si incontrano, si contaminano, si trasformano in competenze, in ricerca, in innovazione e a volte in successo. Lo scrittore Marco Mancassola ha colto un tratto essenziale della sua genialità: una sorta di semplificazione del soul e del funk, una distillazione che non impoverisce, bensì rende più potente l’energia originaria. In questa economia di mezzi c’è un altro principio che appartiene alla cultura universitaria: la chiarezza come forma alta di conoscenza e di espressione.
Entra inoltre in gioco un elemento decisivo: le radici. Moroder proviene dall’ambiente alpino. Chi nasce e cresce in montagna conosce bene il valore della cura del proprio ambiente di vita e di lavoro, cura del dettaglio. In Alto Adige persino un geranio sul balcone diventa un gesto collettivo e ostinato: un autoconvincimento – forse un auto-marketing ante litteram – di vivere nel posto più bello del mondo, così da alleggerire la durezza del lavoro in montagna. Nel nostro territorio si cresce con una familiarità precoce con la musica, con le bande, con i cori, con l’educazione sonora diffusa. Ortisei mostra i propri talenti creativi nelle piazze e nelle vie e i bambini crescono vedendo le mani dell’uomo all’opera. Non è un caso che la nostra facoltà di design sia stata plasmata sulla concretezza del fare.
Gli economisti della cultura ci ricordano da tempo un nesso importante: dove c’è educazione culturale diffusa, spesso aumenta la capacità di innovazione economica e nascono talenti di eccezione. Tradizione e ricerca si intrecciano. È un ecosistema, non un miracolo. Negli indirizzi fondanti di unibz e nella carriera di Giorgio Moroder ritroviamo tratti comuni: la ricerca continua dell’eccellenza, l’apertura internazionale, la volontà di leggere i cambiamenti prima degli altri. Da questo territorio oggi onoriamo le intuizioni musicali che hanno cambiato la storia della musica: fondere l’immediatezza del pop con la ripetitività ipnotica dei sintetizzatori, ma anche la disciplina di una carriera di successi che dura tutta la vita. Anche per passione personale non posso non ricordare un titolo, una traccia, un’esperienza d’ascolto che è ormai dentro ogni memoria collettiva: I Feel Love (1977). Dopo quel battito, la musica cambia per sempre.
Non a caso, oggi, una nostra istituzione culturale di grande prestigio come l’Orchestra Haydn parla di “musica d’arte per tutti”. Vale per la musica cosiddetta classica, certo. Vale anche per la musica di Giorgio Moroder che, attraversando i decenni, continua a ricevere tributi, rielaborazioni, citazioni, offre gioia dell’ascolto, movimento dei corpi, attira l’attenzione della critica. In un’epoca in cui si discute di “economia creativa” e “industrie culturali” come settori trainanti, la carriera di Giorgio Moroder offre una lezione: l’innovazione vera nasce dove la cultura è diffusa. Ecco perché occorre costruire ecosistemi che valorizzino pubblicamente e stabilmente la creatività e l’apprendimento. È un compito che riguarda le università, le istituzioni, le imprese, le comunità.
Tornando alla musica voglio ricordare ancora che quasi tutti i giovani DJ e molti compositori hanno, in modi diversi, omaggiato Moroder. Per le nostre studentesse e i nostri studenti, in particolare per chi studia design e arte, questo è un messaggio potente: si può essere radicali e popolari, visionari e impegnati nel lungo periodo, superare gli alti e bassi della vita e della carriera e restare una ispirazione collettiva, gestire organizzazione, arte e industria, senza perdere l’anima del proprio gesto creativo. Per queste ragioni conferire oggi a Giorgio Moroder il titolo di Senator honoris causae significa riconoscere non soltanto un percorso straordinario, ma anche un’idea di futuro.
Caro Giorgio, sono certo che sarai ricordato al pari dei grandi della musica perché hai saputo incarnare l’incontro perfetto tra ispirazione e organizzazione, tra arte e industria. Un insegnamento che, partendo dalle Alpi, ha molto da dire al mondo di domani."