Ad unibz le idee prendono forma con il progetto Micro:mondi
Von Giulia Maria Marchetti
Come si può adattare la didattica nelle scuole ad un mondo in continua evoluzione? Una risposta innovativa è stata proposta oggi alla Facoltà di Ingegneria della Libera università di Bolzano, dove si è tenuto l’evento conclusivo del progetto Micro:mondi.
Il progetto ha coinvolto circa 120 alunne e alunni di 9 istituti comprensivi in lingua italiana (quattro classi di scuola primaria e sette classi di scuola secondaria di primo grado), guidandoli in un percorso dedicato al physical computing. Attraverso microcontrollori, sensori e attuatori, le alunne e gli alunni delle scuole coinvolte hanno potuto realizzare artefatti digitali, degli oggetti ibridi costituiti da materiali nei quali sono integrate componenti tecnologiche.
L’idea iniziale nasce diversi anni fa da un progetto di ricerca portato avanti dalla professoressa unibz Rosella Gennari in collaborazione con Andrea Bonani, allora suo dottorando. Il proogetto prevedeva l’utilizzo di oggetti tangibili associati a diversi microcontrollori per spiegare concetti astratti dell’informatica. Successivamente, l’iniziativa si è trasformata in un’attività di terza missione, portando questi artefatti digitali nelle scuole grazie alla collaborazione tra il Physical Computing Lab della Libera Università di Bolzano, guidato dalla professoressa Gennari, e la Direzione Istruzione e Formazione italiana attraverso l’avvio di corsi di formazione rivolti agli insegnanti.
«Micro:mondi si inserisce in un percorso di ricerca e innovazione che il Physical Computing Lab porta avanti da molti anni con diverse realtà del territorio, fra cui le scuole e le intedenze scolastiche. L'obiettivo è creare contesti in cui la progettazione partecipata e l'informatica diventino strumenti per creare insieme innovazione e costruire conoscenza condivisa», spiega la professoressa Gennari.
Dopo una breve presentazione del percorso, gli alunni e le alunne hanno avuto la possibilità di presentare i propri lavori al pubblico, dimostrando come l’immaginazione possa essere il motore per la creazione di artefatti digitali unici e dagli utilizzi più disparati. Da piccoli antifurti a robot con sensori di movimento, simili ai robot aspirapolvere domestici, fino ad intere città con automobili e mezzi di trasporto equipaggiati con chip programmabili, i partecipanti hanno presentato decine di idee interessanti per applicare la tecnologia a piccoli oggetti realizzati da loro stessi. I partecipanti hanno infatti curato tutte le fasi del progetto: dall’ ideazione alla rappresentazione concettuale, fino alla programmazione e realizzazione.
«Questo evento chiude simbolicamente un cerchio virtuoso», evidenzia Andrea Bonani, professore alle scuole superiori che ha seguito il progetto per la Direzione provinciale delle scuole di lingua italiana, «La formazione partita dall’università ritorna oggi negli stessi spazi, mostrando una ricaduta didattica concreta e di qualità nelle scuole».
Ma la collaborazione tra unibz e le scuole non finisce qui: la ricerca dell’Università continuerà a fornire agli insegnanti un supporto costante nell’utilizzo e sviluppo di queste tecnologie, favorendo l’aggiornamento continuo sulle loro applicazioni e contribuendo allo sviluppo della formazione dei docenti.
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