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Scuola: non solo aule, ma paesaggi educanti

La sfida di unibz per trasformare gli spazi dell'apprendimento in ecosistemi di benessere e cultura. Il Master forma i progettisti del domani che uniscono pedagogia, architettura e natura.
alcune piante. Foto: unsplash-com (vadim kaipov)
Foto: unsplash-com (vadim kaipov)

La scuola del futuro non si progetta solo con i mattoni o seguendo le normative edilizie. Si progetta partendo dai bisogni educativi, dal dialogo tra le specie e dalla riconnessione con il paesaggio. È questa la filosofia alla base del Master di II livello "EDENSPACES - Progettare paesaggi educanti tra pedagogia, architettura e design in dialogo con la natura", un percorso nato nella Facoltà di Scienze della Formazione ma rivolto a chi lo spazio deve "pensarlo" e "costruirlo": architetti, designer, pedagogisti e agronomi.

Dalla ricerca all’epifania progettuale

Tutto è partito da una provocazione scientifica durante la pandemia: usare le piante come distanziatori naturali nelle aule per migliorare la qualità dell'aria e il benessere psicologico. I risultati di quella ricerca, guidata dalla prof.ssa Beate Weyland, sono stati il "gancio" per una visione molto più ampia. «Le piante nelle aule sono state l’occasione per riscoprire lo spazio», spiega Weyland, «Oggi il Master è la sintesi di un percorso decennale: vogliamo formare professionisti capaci di abitare la coesistenza tra umani e natura, trasformando ogni ambiente – dalla piazza alla biblioteca, dal giardino botanico all’ospedale – in un luogo dove accade la relazione educativa».

Una figura professionale ibrida: il consulente del "paesaggio educante"

Il Master risponde a una lacuna del mercato professionale: la mancanza di un linguaggio comune tra chi progetta (l’architetto) e chi vive lo spazio (il pedagogista). Per l’architetto non si tratta solo di estetica, ma di imparare a "leggere" le azioni pedagogiche (giocare, incontrarsi, esplorare) per tradurle in volumi e materiali. Per il pedagogista significa acquisire strumenti tecnici e gestionali (budgeting, lettura delle piante organiche, fundraising) per dialogare con le amministrazioni locali e gli studi di progettazione. «Oggi il progetto è complesso e richiede di parlare lingue diverse», sottolinea l’architetta Simona Galateo, parte del team di coordinamento, «Se chiamo un consulente ma non capisco il suo linguaggio, il progetto sarà povero. Noi formiamo figure capaci di guidare i processi decisionali per i nuovi bandi PNRR e per la riqualificazione urbana».

Oltre le mura scolastiche: la città come aula

Il Master rompe i confini della "scuola-edificio". I corsisti lavorano su metaprogetti che toccano il cosiddetto "terzo paesaggio": aree di costa, terreni semi-abbandonati, zone interstiziali della città che, se progettate con una sensibilità botanica e pedagogica, diventano nuovi centri di cultura e inclusione. Con una rete di oltre 25 partner strategici (tra cui eccellenze come il Muse di Trento e aziende leader nel design montessoriano come GAM), il Master si configura come una piattaforma di networking unica in Italia, accreditando i propri diplomati come consulenti strategici per Comuni, giurie di concorsi internazionali e aziende private.

Immagine: unsplash.com

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