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Libera Università di Bolzano

unibz e tre università austriache insieme per la salute nell’arco alpino

Con OHASIS prende il via una nuova rete interuniversitaria per dottorande e dottorandi, che affronta in modo integrato la salute di persone, animali, piante e ambiente.

Di Redazione

Cinque persone posano per una foto di gruppo su una terrazza, con un paesaggio alpino sullo sfondo.
Da sinistra: Alex Weissensteiner (unibz), ministra federale austriaca Eva-Maria Holzleitner, Gert Mayer (Medizinische Universität Innsbruck), Veronika Sexl (Leopold-Franzens-Universität Innsbruck), Matthias Gauly (Vetmeduni). Foto: Jan Hetfleisch | APA

L’arco alpino è un ecosistema particolarmente sensibile, che sta mutando rapidamente a causa del cambiamento climatico. Laddove fauna selvatica, agricoltura e produzione alimentare si intrecciano con un uso intensivo dei reflui zootecnici, emergono complesse sfide ecologiche e sanitarie. Le malattie infettive possono diffondersi più facilmente tra animali e persone, aumentano i fenomeni di resistenza agli antibiotici e la qualità dei suoli e delle acque è sottoposta a una pressione crescente. Con OHASIS (One Health for the Alpine Region: Solutions and Innovation in Science - Una salute per la regione alpina: soluzioni e innovazione nella scienza, ndt.) prende il via un programma di dottorato fortemente interdisciplinare, che riunisce giovani ricercatrici e ricercatori attivi all’intersezione tra medicina umana, salute animale, scienze ambientali e applicazioni di rilevanza sociale.

Per il nuovo programma di dottorato, la Libera Università di Bolzano, l’Università di Medicina Veterinaria di Vienna, l’Università di Medicina di Innsbruck e l’Università di Innsbruck mettono in comune le proprie competenze. Gli ambiti spaziano dalla medicina delle malattie infettive e dalla ricerca sul microbioma all’agroecologia, all’agricoltura di montagna e alla medicina veterinaria. Proprio l’integrazione di discipline diverse punta ad aprire nuove prospettive sulle complesse interazioni tra persone, animali e ambiente nell’arco alpino.

L’avvio ufficiale della collaborazione è stato celebrato al Campus Rotholz in Tirolo, alla presenza di Eva-Maria Holzleitner, ministra federale austriaca per le Donne, la Scienza e la Ricerca, che patrocina OHASIS. Nel corso dell’evento, la ministra e i quattro rettori hanno firmato solennemente l’accordo di collaborazione interuniversitaria.

«Le grandi sfide dell’arco alpino non si fermano ai confini nazionali, né a quelli tra le singole discipline. Con OHASIS riuniamo competenze scientifiche dell’Alto Adige e dell’Austria, creando al tempo stesso una rete solida per giovani ricercatrici e ricercatori. Insieme vogliamo rafforzare il sostegno alle nuove generazioni della ricerca e sviluppare soluzioni innovative e sostenibili, capaci di rafforzare il nostro territorio nel lungo periodo», afferma il prof. Alex Weissensteiner, rettore della Libera Università di Bolzano.

Al centro di OHASIS c’è l’approccio One Health: la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente non viene considerata separatamente, ma come un sistema di elementi strettamente interconnessi. Ricercatrici e ricercatori di discipline diverse collaborano in tre cluster di ricerca: Alpwiese è dedicato al rafforzamento della resilienza microbica dei sistemi alpini di produzione alimentare, Liquami alpini alla gestione sostenibile della fertilizzazione, mentre il terzo ambito, dedicato alle infezioni trasmesse da vettori nelle regioni alpini, studia gli insetti come vettori di malattie che colpiscono persone, animali e piante. 

«La collaborazione con gruppi di ricerca di discipline diverse rappresenta un valore aggiunto fondamentale: consente di riunire in modo mirato competenze nei campi della medicina umana, veterinaria e vegetale e di realizzare i progetti di ricerca in modo integrato e in stretta collaborazione», afferma il prof. Hannes Schuler, coordinatore del programma a unibz.

Complessivamente sono state bandite nove posizioni di dottorato, di cui tre fanno capo a unibz. Le dottorande e i dottorandi svolgono la propria attività di ricerca nelle rispettive università, facendo al tempo stesso parte di un consorzio comune e transfrontaliero.

 

Persone nell’articolo: Alex Weissensteiner, Hannes Schuler

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