Un’economia globale resiliente tra rischi e innovazione
Di Federico Boffa
Gli aggiornamenti trimestrali delle previsioni del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale rappresentano da sempre un riferimento. Non sempre azzeccano. In particolare tendono a sottostimare gli eventi estremi quali grandi crisi o periodi particolarmente positivi e, inoltre, possono naturalmente fare ben poco di fronte ad eventi intrinsecamente ben difficilmente prevedibili, come guerre, pandemie, calamità naturali. Tuttavia, vengono utilizzate da molti operatori economici nel mondo per avere un’idea della direzione in cui si muove l’economia. Le previsioni stesse, influenzando il livello di fiducia di imprese e consumatori, orientano le scelte, contribuendo a innescare un processo di autorealizzazione delle aspettative: previsioni buone aumentano la fiducia delle imprese e delle famiglie, e di conseguenza il loro livello di investimenti e di consumi, aumentando la crescita; al contrario, un outlook negativo contribuisce a generare un clima di sfiducia, raffreddando investimenti, consumi e, di conseguenza, la crescita.
Vediamo dunque che cosa ci dice nuovo il World Economic Outlook di gennaio rispetto alle previsioni dello scorso trimestre, cioè di ottobre 2025. A livello complessivo, ci dice che lo scostamento è minimo, ed è in generale al rialzo: ad esempio, per il 2026, la crescita globale passa dal 3,1% previsto a ottobre al 3,3% di gennaio. Sono piccole variazioni che, alcuni anni fa, non avrebbero fatto notizia. Ma nell’assai complesso contesto economico internazionale di oggi, la tenuta del sistema economico globale, anzi le prospettive di un suo leggero miglioramento, possono sorprendere, tanto che la parola “resilience”, in italiano malamente traducibile in “resilienza”, è forse la più enfatizzata nel rapporto.
Ammesso e non concesso, dunque, che le previsioni si avverino, il sistema economico si sarà mostrato in grado di assorbire meglio di quanto molti osservatori si attendevano shock significativi, come quello dei dazi o quello della sostituzione del gas russo.
Per quanto riguarda poi i dati riferiti ai diversi Paesi, gli Stati Uniti si confermerebbero come uno dei motori delle economie avanzate, con una crescita del 2,4% nel 2026. L’innovazione continuerebbe, secondo le previsioni, a beneficiare l’economia nordamericana, trainata in particolare dagli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale.
Proprio nel comparto industriale dell’IA il Fondo individua alcuni dei maggiori rischi rispetto al sentiero di crescita per l’anno in corso. Nel 1987, il noto economista e premio Nobel Robert Solow, uno dei massimi esperti dello studio della produttività, sosteneva come si potessero “vedere computer dappertutto, tranne che nelle statistiche sulla produttività”. Nel contesto attuale, si intravede un rischio simile per l’IA: cioè, che il valore da essa generato per imprese e consumatori non riesca ad essere monetizzato dalle imprese che la gestiscono e che effettuano innovazione nel settore. A lungo andare, ciò potrebbe scoraggiare ulteriori investimenti in questo campo, raffreddando, oltre che le quotazioni azionarie, anche la crescita del comparto, con un impatto negativo – che in tali circostanze risulterebbe inevitabile – sul trend di crescita complessiva.
Infine, per l’Italia, le previsioni dell’IMF sono meno rosee, sebbene, anche in questo caso, si registrino cambiamenti di lieve entità: per l’anno in corso, si prevede una crescita dello 0,7%, un punto decimale in meno rispetto al precedente rapporto. In generale, i dati per l’Europa risultano al di sotto di quelli degli Stati Uniti e della Cina, che nel 2026 dovrebbe registrare una crescita del 4,5%. I decisori politici italiani ed europei potrebbero utilmente trarre dal rapporto l’indicazione di puntare sull’innovazione, che traina la crescita: non si tratta di investire direttamente, ma di creare le condizioni per cui lo possano fare le imprese del nostro continente, che hanno, in quest’ambito, un enorme potenziale ancora inespresso.
Questo articolo è stato pubblicato su Italy Post.