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Il partenariato UE–India: un passo strategico per la crescita europea

Nuove opportunità per l’industria europea: l’intesa UE–India apre mercati, rafforza le filiere e spinge la crescita anche italiana. L'editoriale di Federico Boffa e Giacomo Ponzetto.

Von Federico Boffa

Grande nave portacontainer con scafo rosa e container impilati, attraccata in porto davanti a diverse gru di carico.
"Aprendoci ai migliori fornitori, e aprendo nuovi mercati ai nostri migliori produttori, creeremo forse vinti oltre che vincitori." Foto: unsplash | Fredrick F.

Il partenariato commerciale fra Unione europea e India va salutato con soddisfazione. Dopo il Mercosur, l’industria europea, e italiana in particolare, ottiene un ulteriore sbocco per i propri prodotti. Al contempo, amplia anche i propri canali di approvvigionamento. Dall’India, infatti, importiamo principalmente materiali per il nostro settore manifatturiero,  metalli e petrolio in testa.

Come in ogni accordo fra aree geografiche ampie, è naturale che ci siano Paesi europei che, almeno direttamente, beneficeranno di più dall’accordo, così come ci saranno regioni indiane più o meno favorite. In Europa, è verosimile che inizialmente sarà la Germania a trarre maggiore beneficio. Nel 2024, il suo commercio con l’India ammontava a circa 28 miliardi di dollari, il doppio dell’Italia o della Francia. Aveva inoltre un saldo fortemente positivo, con esportazioni superiori del 76% alle importazioni, mentre per noi le importazioni sono state il 40% in più delle esportazioni.

Ciò non significa certo che l’accordo non gioverà anche all’Italia, per diverse ragioni. La prima riguarda la struttura del sistema industriale. Benché la presenza industriale tedesca in India sia al momento più massiccia di quella italiana, gli interessi dei due comparti sono in realtà piuttosto allineati. Il cuore delle esportazioni indiane di entrambi i Paesi è infatti rappresentato dai macchinari, seguiti a un certo distacco dagli aerei tedeschi. La meccanica strumentale italiana – macchine tessili, per la lavorazione dei metalli, per la manifattura – è funzionale alle necessità di crescita dell’economia indiana. Il posizionamento italiano é dunque buono e, sebbene i volumi siano al momento inferiori a quelli tedeschi, c’è spazio di ampliamento per entrambe le economie.

La seconda riguarda l’interdipendenza nei livelli di crescita fra i diversi Paesi europei. Il livello di interconnessione fra le filiere dei Paesi europei, e in particolare fra Italia e Germania, è infatti tale che la crescita dell’uno si traduce anche in crescita dell’altro. Pensiamo, non a caso, all’integrazione dell’industria aeronautica in Europa. Il commercio internazionale non può più essere letto in termini ottocenteschi, di scambi tra prodotti con un’origine nazionale univoca. Al contrario, riguarda oggi catene del valore profondamente integrate, in cui per esempio l’India può vendere in Italia l’acciaio con cui realizzeremo i componenti di un veicolo tedesco che a sua volta importerà l’India.

La terza ragione è che una maggiore apertura al commercio internazionale aiuta la crescita di ogni Paese promuovendone la specializzazione in ciò che fa meglio. Il motore dell’economia italiana ed europea sono da sempre quelle nostre imprese, come appunto quelle della meccanica strumentale, che si trovano all’avanguardia mondiale e continuano a innovare per portarne avanti la frontiera. Ovvero, sono precisamente le imprese italiane ed europee che tendono ad esportare, perché sono le più efficienti al mondo. Non già quelle che hanno bisogno di protezionismo perché non si rivelano competitive con i concorrenti stranieri, fuorché non si costringano i concittadini a comprare prodotti europei anche controvoglia.

Aprendoci ai migliori fornitori, e aprendo nuovi mercati ai nostri migliori produttori, creeremo forse vinti oltre che vincitori. Ma la priorità in questo momento, dopo troppi anni di stagnazione dei redditi, non può che essere quella di consentire ai vincitori di crescere.

In questa prospettiva, l’accordo con l’India rappresenta un passo nella direzione giusta. Semmai il governo italiano, supportato dal mondo imprenditoriale, potrebbe propugnare ulteriori accordi, anche con partner commerciali che ci premono più che alla Germania. Un partenariato non esclude l’altro.

Questo articolo è stato pubblicato su Italy Post.

Giacomo Ponzetto

Contenuto disponibile solo in italiano