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Free University of Bozen-Bolzano

Valorizzazione di scarti e sottoprodotti delle filiere agroindustriali con MICST

Una nuova frontiera del design per l’economia circolare in Alto Adige. Il progetto unibz esplora le filiere produttive altoatesine per identificarne i sottoprodotti e valorizzarli.

By Editorial Team

Mano con guanto blu misura un liquido in un cilindro graduato.
Siero di latte. Foto: Daniel Rossato | Centro di Sperimentazione Laimburg

Quasi tutti abbiamo assaggiato almeno una volta un formaggio o uno yogurt prodotto in Alto Adige. Ma ci siamo mai chiesti quale potenziale si nasconda nei sottoprodotti di questa produzione? Il siero di latte, ricco di zuccheri e proteine, è un sottoprodotto della lavorazione dei latticini che costituisce una risorsa preziosa per l’industria lattiero-casearia. Oggi la ricerca sta esplorando nuove strade per ampliarne e diversificarne gli utilizzi, trasformando ciò che tradizionalmente accompagna la produzione di formaggi e yogurt in un punto di partenza per soluzioni innovative e sostenibili.

A esplorare concretamente queste possibilità sono alcuni ricercatori e ricercatrici della Libera Università di Bolzano e del Centro di Sperimentazione Laimburg, che hanno unito le forze nel progetto MICST (materials-based innovation as catalyst for a sustainable transition into circularity in South Tyrol - Innovazione basata sui materiali come catalizzatore per una transizione sostenibile verso la circolarità in Alto Adige). Obbiettivo del progetto è indagare le filiere di produzione altoatesine, in particolare quelle agroindustriali, al fine di individuarne i sottoprodotti e valorizzarne il potenziale. MICST mira a mettere in risalto le risorse secondarie dell’Alto Adige seguendo la logica dell’economia circolare, con benefici per l’economia locale e per l’ambiente.

«Si sente spesso parlare di sostenibilità e soluzioni sostenibili, ma il concetto stesso di sostenibilità è ingannevole. Per definizione, infatti, l’aggettivo sostenibile indica qualcosa che mantiene lo status quo e che non danneggia l’ambiente, che da un lato è positivo, ma allo stesso tempo non ci fa fare dei passi in avanti», spiega Nitzan Cohen, professore della Facoltà di Design e Arti di unibz e responsabile del progetto. «Noi invece puntiamo a utilizzare quelli che oggi sono considerati scarti per creare qualcosa che abbia un impatto positivo e generi un valore aggiunto per l’ambiente e per le aziende del territorio», conclude Cohen.

Per raggiungere questo obbiettivo, il gruppo di ricercatori e ricercatrici ha puntato tutto sull’interdisciplinarietà, così da poter affrontare le diverse problematiche da più punti di vista e sviluppare soluzioni innovative applicabili dalle imprese locali. In questo progetto il design agisce come strumento di connessione, promuovendo dialogo e cooperazione tra discipline diverse e rendendole una risorsa strategica per l’innovazione.

Le analisi condotte dal gruppo di ricercatori e ricercatrici coinvolti e la collaborazione con diverse aziende del territorio hanno portato all’identificazione di diverse filiere agroindustriali con sottoprodotti di interesse per il progetto: quelle della birra, della frutta, del caffè e della lana (solo il 10% delle circa 10 tonnellate di lana prodotte in Alto Adige viene attualmente utilizzato), ma anche quelle della carne e del latte.

«Stiamo lavorando sulle possibilità di applicazione della fermentazione del siero di latte, uno dei principali sottoprodotti dell’industria lattiero-casearia», spiega Lorenza Conterno, responsabile del gruppo di Fermentazione e Distillazione del Centro di Sperimentazione Laimburg e partner del progetto. «Parallelamente stiamo esplorando altre filiere. Un esempio sono i fiori di melo, generalmente diradati dagli alberi per favorire la crescita di frutti più grandi: vorremmo esplorarne più a fondo il valore, ad esempio per l’uso in cosmetica, attraverso composti ottenuti dall’estrazione - diretta o dopo fermentazione. Le conoscenze acquisite in altri progetti che hanno studiato la circolarizzazione delle trebbie, sottoprodotto della produzione della birra, possono invece essere trasferite per lo sviluppo di nuovi materiali proprio grazie alla collaborazione interdisciplinare, per esempio in merito all’estrazione di cellulosa», conclude Conterno.

MICST nasce da una collaborazione interfacoltà di unibz tra le Facoltà di Design e Arti (coordinatore del progetto), di Ingegneria e di Scienze della Formazione, insieme ai gruppi di lavoro di Fermentazione e Distillazione e di Scienze Sensoriali del Centro di Sperimentazione Laimburg. Il progetto, finanziato dal Dipartimento Ricerca e Innovazione della Provincia Autonoma di Bolzano, è iniziato a febbraio 2024 e si concluderà a febbraio 2027: durante questo periodo i vari gruppi di ricerca collaboreranno con gli stakeholder per co-creare, testare e convalidare le sostanze, i materiali, i processi e le tecnologie correlate, e proporranno alle aziende nuove applicazioni sostenibili da integrare negli attuali cicli di produzione o coltivazione.

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