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Quanto è creativa l’intelligenza artificiale?

Uno studio unibz esplora come nascono le idee confrontando esseri umani e algoritmi di Intelligenza Artificiale.

By Giulia Maria Marchetti

Persona davanti ad uno schermo con una presentazione.
Umberto Domanti durante la premiazione dell'articolo a Barcellona. Foto: personale

Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale ha conquistato anche il campo della creatività. Scrive testi, suggerisce idee, affianca studenti e professionisti. Ma quanto è davvero creativa? E soprattutto: la creatività nelle macchine funziona come nella mente umana?

Uno studio delle Facoltà di Ingegneria e di Design e Arti della Libera Università di Bolzano, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste, prova a rispondere spostando l’attenzione dai risultati ai processi. Invece di chiedersi chi sia più creativo, i ricercatori indagano come nascono le idee, confrontando esseri umani e ChatGPT-4o.

Alla base c’è il concetto di “rete semantica”, cioè il modo in cui le informazioni sono organizzate nella memoria. Nelle persone più creative, queste reti sono più flessibili e ricche di connessioni e permettono di collegare concetti lontani e generare idee originali. Ma vale lo stesso per l’Intelligenza Artificiale?

Per scoprirlo, sono stati coinvolti 81 studenti universitari, divisi per livello di creatività, e messi a confronto con ChatGPT. Studenti e algoritmo sono stati messi alla prova con dei test psicologici, come l’Alternate Uses Task, che chiede di inventare usi alternativi per oggetti comuni come una scarpa o una forchetta, per valutare chi fosse più creativo.

«I risultati mostrano che gli studenti più creativi producono le idee più originali, mentre ChatGPT si colloca nel mezzo: meglio dei meno creativi, ma sotto i migliori», spiega Umberto Domanti, primo autore dello studio e dottorando della Facoltà di Design e Arti di unibz. L’IA riesce quindi ad avvicinarsi alla media umana, senza però raggiungere i livelli più alti.

La sorpresa arriva analizzando la struttura delle reti semantiche. Nonostante ChatGPT presenti una rete più rigida rispetto a quella degli esseri umani, anche di quelli meno creativi, riesce comunque a produrre idee relativamente originali. «Questo può essere dovuto a diversi fattori», spiega Antonella De Angeli, professoressa di Interazione Persona-Macchina della Facoltà di Ingegneria di unibz, «Alcuni possibili esempi sono la costanza delle macchine, che non soffrono di stanchezza o demotivazione, la loro velocità di elaborazione e alcuni parametri interni agli algoritmi che introducono variabilità nelle risposte».

Ne emerge un’immagine chiara: l’intelligenza artificiale non è un genio creativo, ma uno strumento capace di generare idee solide e mediamente originali. Questo la rende particolarmente utile come supporto, soprattutto per chi ha più difficoltà a produrre idee, ma solleva anche interrogativi sul rischio di uniformare la creatività.

Più che chiedersi se l’AI sia creativa, suggerisce lo studio, diventa allora importante capire come possa collaborare con la creatività umana. Perché il futuro non sembra fatto di sostituzione, ma di interazione tra due modi diversi di pensare.

Lo studio, pubblicato negli atti della 2026 CHI Conference on Human Factors in Computing Systems (Conferenza CHI 2026 sui fattori umani nei sistemi di calcolo, ndt.) ha ricevuto il premio come migliore pubblicazione alla conferenza, tenutasi a Barcellona la scorsa settimana. Questo lavoro si colloca all’interno di un programma di ricerca interdisciplinare sulla creatività artificiale coordinato dalla professoressa De Angeli al Laboratorio di Tecnologie Umane della Libera Università di Bolzano.

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